

Capita spesso che gli ETCs vengano scambiati per ETFs, anch’io agli inizi commettevo questo errore. In realtà presentano caratteristiche ben differenti. Gli ETCs, acronimo di Exchange Traded Commodities, si caratterizzano per non avere una scadenza e, come gli ETFs, per replicare passivamente un benchmark di riferimento ed essere quotati su un mercato regolamentato.
Ma rispetto agli ETFs, si caratterizzano per una maggiore scelta di benchmarks e per l’assenza di tracking error dal momento che è l’emittente stesso a garantire la performance perfetta del benchmark di riferimento.
Gli ETCs si differenziano dagli ETFs per essere uno strumento di debito e pertanto non prevedono la separazione del patrimonio, il che significa che l’investitore, in caso di default dell’emittente, è esposto al rischio d’insolvenza e quindi alla perdita di quanto investito. Questa differenza determina un grado di rischio maggiore degli ETCs rispetto agli ETFs. Per questo motivo l’investitore dovrebbe verificare periodicamente il rating, ossia il giudizio sulla solvibilità dell’emittente.
Tuttavia, alcuni emittenti depositano in un conto separato un ammontare monetario o dei titoli a garanzia degli investitori.
Un’altra criticità degli ETCs è il fatto che il rendimento non è solo in funzione del benchmark di riferimento (e di eventuali altri fattori che vedrete più avanti) ma dipende anche dal rating dell’emittente. In parole povere, se la solidità dell’emittente diminuisce, anche il prezzo dell’ETC tenderà a diminuire.
Quando si sceglie un ETC, si devono considerare due aspetti:
Cercando di essere più chiaro e semplice possibile vi spiego questi due aspetti.
La replica del benchmark di riferimento può essere:
In un ETC la differenza tra i due metodi è importante e caratterizza il prezzo e l’efficienza dell’ETC stesso.
Le variabili che (eventualmente) influenzano il prezzo di un ETC sono diverse e dipendono dal tipo di replica del benchmark di riferimento.
Se la replica è fisica, le variabili che influenzano il prezzo sono due: il prezzo della materia prima di riferimento e, eventualmente, il cambio valuta. Essendo le materie prime quotate in dollari, chiunque acquisti un ETC e non è residente negli Stati Uniti dovrà stare attento al cambio della valuta del proprio paese contro il dollaro americano (ad esempio se una persona abita in Germania, Eur-Usd, se abita in Australia, Aud-Usd, se abita in Canada Usd-Cad, ecc.).
Se la replica è sintetica, oltre alle due variabili viste sopra, dovete tenere conto anche di un altro aspetto. I futures, essendo dei derivati, hanno una scadenza. In prossimità della scadenza il contratto futures viene sostituito con quello successivo; avviene quello che in gergo viene chiamato rollover. Generalmente, in tale occasione avviene un disallineamento tra prezzo dell’ETC e prezzo della materia prima che può essere a vantaggio o svantaggio dell’ETC (non vi sto a spiegare questo processo, troppo tecnico e complicato).
In conclusione, gli ETCs sono un ottimo modo per diversificare ulteriormente il portafoglio e proteggerlo in caso di ribasso. Tuttavia, c’è da fare attenzione a cosa si acquista. Gli ETCs a replica sintetica sono inefficienti e occorre una certa esperienza per utilizzarli adeguatamente, altrimenti si rischiano anche forti perdite. Quindi inadatti a chi desidera investire nel lungo periodo i propri risparmi (sono più adatti a traders esperti che a investitori tranquilli).
Personalmente, da trader esperto in materie prime, utilizzo nei miei investimenti solo ETCs che replicano fisicamente una materia prima per diversi motivi che sarebbe complicato spiegarvi. Posso, di tanto in tanto, aggiungere per un breve periodo, ETCs che replicano un paniere di materie prime ma solo in ottica di copertura (che tuttavia sono inadatti a investitori inesperti).
Solo a titolo di cronaca, per completare l’argomento, nel panorama degli ETPs ci sono anche alcuni ETNs che si caratterizzano per replicare alcuni coppie di valute (come Eur-Usd). Sono strumenti che permettono di posizionarsi al rialzo su una valuta (ad esempio il dollaro americano) e al ribasso su un’altra (Euro).
In teoria sarebbero ideali come copertura di strumenti in valuta estera ma in pratica sono poco liquidi e poco scambiati e quindi non ideali da inserire in un portafoglio.
Sono un analista macroeconomico e finanziario con oltre 30 anni di esperienza, inclusi due anni come gestore di fondi. Sono specializzato in valute e materie prime e sono autore di diversi libri di successo su trading, macroeconomia e mercati finanziari.