Avete cominciato a prendere confidenza con questo strumento finanziario che si presta molto bene agli investimenti di lungo periodo. Adesso è il momento di andare più nel pratico e vedere come selezionare gli ETFs e gli ETCs.
La selezione degli ETFs è molto importante e richiede attenzione e cura. È un processo che si sviluppa per gradi partendo dall’analisi delle caratteristiche di ciascun prodotto fino a individuare quelli più efficienti per soddisfare il vostro obiettivo finanziario.
La scelta degli ETFs, quindi, ha due processi:
- Oggettivo, l’analisi delle caratteristiche e dei dati di ogni ETF.
- Soggettivo, la pianificazione finanziaria dell’investitore, che comprende l’obiettivo finanziario, l’ottica temporale e il grado di rischio.
Vediamo, quelli che sono i passi da compiere nella scelta di un ETF.
- Selezionare e classificare gli ETFs divisi per classe: monetari, azionari, obbligazionari. Come detto gli ETFs strutturati non sono adatti agli investimenti e pertanto li dovete lasciar perdere.
- Analizzare i titoli o le obbligazioni che compongono il paniere di ogni ETFs. Dovete in pratica verificare che l’ETF sia in linea con la vostra idea d’investimento. Adesso, una precisazione. Non è che dovete analizzare tutti gli ETFs sul mercato a uno a uno, ma solo quelli relativi al benchmark su cui volete investire. Se ad esempio non siete interessati a investire sul mercato obbligazionario dei paesi emergenti, ignorerete tutti gli ETFs che sono composti da obbligazioni emesse in quello specifico settore geografico.
Ci sono tante società emittenti e di conseguenza tanti ETFs sullo stesso benchmark di riferimento. Dovete scegliere quello che meglio rappresenta ciò su cui volete investire. Ad esempio, se volete acquistare un ETFs sui titoli azionari dei Paesi asiatici ma non volete che siano presenti titoli cinesi in quanto il caso Evergrande vi fa paura, dovete cercare se tra tutti gli ETFs ce ne sia uno il cui paniere sia composto da azioni dei paesi asiatici ma senza titoli cinesi.
Inoltre, dovete verificare che il paniere dell’ETF sia effettivamente diversificato e non vi sia uno sbilanciamento verso una determinata area. Vi faccio un altro esempio. Ci sono ETFs che replicano il mercato azionario mondiale, quindi con azioni un po’ di tutti i cinque continenti. Tuttavia ci sono ETFs con un paniere composto per il 35-40% da titoli americani e altri in cui la percentuale è doppia. Capite bene che se il vostro obiettivo è diversificare al massimo l’investimento nell’azionario, un ETF composto per l’80% da titoli americani non fa per voi.
Il mio consiglio è di non basare la vostra scelta sulla performance in quanto ETFs sullo stesso benchmark di riferimento ma con panieri composti in modo differente, possono dare risultati molto diversi. Basatevi sempre sulla vostra idea di investimento.
- Il vostro grado di rischio. Se siete investitori molto prudenti, allora la vostra scelta deve cadere su ETFs a replica fisica evitando di inserire in portafoglio ETFs a replica sintetica che sono un po’ più rischiosi, a meno che non vi siano alternative (cioè non vi siano sul mercato ETFs a replica fisica di un determinato benchmark, come ad esempio titoli azionari di paesi africani). Io anche con gli ETFs tendo a preferire quelli a replica fisica, ma non siamo tutti uguali.
- Verificare quanto eventualmente incide il cambio valutario. Dovrete distinguere tra:
- Valuta dell’asset, cioè la valuta delle azioni od obbligazioni che compongono il paniere dell’ETF;
- Valuta di denominazione, quella in cui l’ETF è stato emesso;
- Valuta di negoziazione, quella appunto in cui l’ETF viene negoziato (ad esempio in Euro se quotato alla Borsa di Francoforte o in dollari se quotato alla Borsa di New York).
Questo è un aspetto da non sottovalutare. Per esempio, per me che sono italiano, anche se un ETF sull’indice S&P 500 è quotato alla Borsa di Milano o di Francoforte, e quindi in Euro, i titoli al suo interno sono in valuta americana (in dollari). Dunque il cambio Eur-Usd influenzerà l’andamento dell’ETF (positivamente o negativamente).
Per ovviare a questa variabile, il risparmiatore che desidera investire in ETFs quotati in valuta estera ma senza il rischio di cambio, può optare per un ETF hedged. Un ETF hedged contiene al suo interno un meccanismo, realizzato attraverso contratti derivati, che annulla il rischio di cambio. Tuttavia, questa copertura dal rischio di cambio ha un costo che andrà a influire sul prezzo dell’ETF.
- I dividendi. Non tutti, ma molti ETFs rilasciano dividendi (come fossero una comune azione), sulla base dei dividendi rilasciati dai titoli al suo interno. Questi possono essere:
- distribuiti. Il giorno dello stacco, la quota del dividendo viene sottratta dal prezzo dell’ETF e il giorno del pagamento accreditata sul conto dell’investitore (moltiplicata per il numero di quote che l’investitore detiene in portafoglio).
- accumulati. I dividendi non vengono distribuiti ma accumulati all’interno del prezzo andando ad accrescere il prezzo dell’ETF.
La scelta dipende da voi. Se avete bisogno di un’entrata per far fronte ad alcune spese o da spendere come meglio vi aggrada, allora dovete scegliere ETFs che distribuiscono i dividendi. Se, invece, non necessitate di un entrata extra sul conto, molto meglio orientarsi su ETFs che accumulano i dividendi in quanto, come spiegato con l’interesse composto, sul lungo periodo sono maggiormente performanti rispetto a quelli distributori.
- Un altri fattore importante nella scelta è la liquidità, cioè che sia un ETF scambiato molto. Un ETF è definito liquido quando gli scambi sono elevati e domanda e offerta non presentano problemi o anomalie. Al contrario, se un ETF è illiquido, significa che non avvengono molti scambi e domanda e offerta sono molto distanti. Questo comporta difficoltà quando si vuole vendere un ETF ed essere spesso costretti a farlo a un prezzo molto svantaggioso. La liquidità di un ETF può dipendere da diversi fattori:
- liquidità del benchmark di riferimento. La formula è semplice: più liquido e scambiato è il benchmark di riferimento, più lo sarà anche l’ETF.
- dimensione (capitalizzazione) dell’ETF. Anche qui la relazione è molto chiara: maggiore sarà la massa monetaria (cioè l’insieme dei risparmi di tutti gli investitori) gestita e maggiore sarà la liquidità dell’ETF.
- vita dell’ETF. In parole povere, da quanti anni è quotato un ETF. ETFs quotati da più tempo tendono a essere più liquidi e scambiati. Probabilmente dovuto al fatto che essendo da più tempo sui mercati, tendono a riscuotere più fiducia da parte degli investitori. Di sicuro, più ampia è a serie storica (cioè l’andamento negli anni passati) da analizzare e più accurata sarà l’analisi della performance.
- mercato di quotazione. Cioè il mercato dove l’ETF è quotato e negoziato. Ci sono ETFs che sono quotati in più piazze finanziarie e la vostra scelta dovrebbe cadere su quello che è maggiormente scambiato. Questo, tuttavia, dipende anche dalla banca o broker con cui fate i vostri investimenti.
In conclusione dovete solo investire su ETFs liquidi che in caso abbiate bisogno di disinvestire, non avrete nessun problema a farlo. Come decidere se un ETF è scambiato molto o poco? In genere si guarda al controvalore giornaliero (dato dal prezzo dell’ETF moltiplicato il numero di quote scambiate nella giornata) e a mio parere questo dovrebbe essere di almeno 600-700 mila dollari.
- I costi. Un costo che pochi investitori prendono in considerazione è la differenza percentuale tra bid (offerta, il miglior prezzo disponibile in acquisto) e ask (domanda, il miglior prezzo disponibile in vendita), tra ETFs che investono nello stesso benchmark. Questa come avete visto dipende molto dalla liquidità dell’ETF ma non solo. Anche la volatilità in un determinato momento storico può contribuire ad allargare la forchetta bid/ask. Più ampia è la differenza percentuale bid/ask e più questa influenzerà negativamente la performance dell’ETF.
Un dato a cui dovete prestare attenzione è il TER (Total Expenses Ratio), un indicatore che permette di conteggiare il costo annuale dell’ETF. All’interno del TER sono racchiuse tutte le spese di gestione dell’ETF come quelle amministrative, di marketing e legali. Come tutti i costi, anche il TER va a condizionare la performance dell’ETF, quindi, nella scelta, dovete prediligere un ETF con un basso TER.
La somma della differenza percentuale bid/ask e del TER fornisce il costo complessivo di un ETF.
La scelta di un ETC è praticamente la medesima di un ETF, si differenzia solo per un paio di aspetti:
- Emittente;
- Tipo di replica.
- Gli emittenti di ETCs sono a rischio default e quindi è importante controllare la loro affidabilità. Senza andare troppo nel complicato con l’analisi dei bilanci, basterà che controlliate un paio aspetti: l’eventuale rating di una società specializzata e controllare l’andamento del titolo azionario della società. Se l’emittente ha ricevuto un brutto rating o il titolo sta crollando, è bene indagare per capirne le motivazioni.
- Il tipo di replica negli ETCs è ancora più importante che negli ETFs. Sconsiglio la replica sintetica, decisamente più tranquilla e indicata in un investimento di lungo periodo una replica fisica. Io prediligo la replica fisica negli ETFs, a maggior ragione negli ETCs.
Se non vi è chiaro qualcosa o più di qualcosa vi mostro alcuni esempi di come io scelgo un ETF per chiarire meglio il processo.