

Avrei voluto scrivere quest’articolo subito dopo la riunione del FOMC di mercoledì ma purtroppo ho talmente tante cose da fare che non sono riuscito a pubblicarlo se non adesso a due giorni di distanza. La riunione del FOMC… beh i mercati hanno reagito bene, Wall Street ha messo il turbo e chiuso in forte rialzo. Questo nonostante Powell stia facendo sprofondare l’economia americana.
Io tra qualche mese compirò 52 anni, poco più della metà gli ho passati a seguire i mercati finanziari. Non mi aspetto certo che ogni presidente della Federal Reserve sia il nuovo Alan Greenspan, sarebbe pretendere troppo, ma Jerome Powell è la persona più inetta che abbia mai visto ricoprire quel ruolo. Messo lì da Trump non certo per le sue qualità ma per il suo essere servile e quindi facilmente manipolabile dal tycoon.
Powell è figlio di quel decadimento politico avuto dagli Stati Uniti negli ultimi anni, prima con Trump e adesso con Biden. Io non sono americano e non me ne frega nulla dei democratici e dei repubblicani, giudico solo l’operato delle persone. Credevo che gli Stati Uniti avessero toccato il fondo con Trump e invece Biden sta riuscendo nell’impresa di far rimpiangere il suo predecessore. Veramente imbarazzante ogni volta che parla.
Tornando alla riunione del FOMC di mercoledì, ammetto di non aver né sentito la press conference di Powell (ho di meglio da fare che sprecare il mio tempo ascoltando le solite idiozie), né letto trascrizione e articoli. Riporto quello che la Federal Reserve prevede per il 2022 (cioè, l’Economic Projections) e poi traggo le mie considerazioni. Documento che potete vedere sotto.
La Fed ha abbassato le stime di crescita per quest’anno al 2,8% dal 4,0% di tre mesi prima. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 3,5% mentre l’inflazione è stata rivista in rialzo a un ottimistico 4,3%. In pratica, nei nove mesi, poco più, che mancano al termine dell’anno, l’inflazione negli Stati Uniti dovrebbe scendere del 3,6% dal momento che adesso è al 7,9%.
Beh certo, c’è da essere ottimisti. Non ci saranno mica tre rialzi dei tassi (di 25bps) nel 2022 come previsto a dicembre. No, i rialzi saranno ben sette che porteranno il tasso d’interesse al 2%. E se non dovessero bastare, altri 4 rialzi nel 2023 e si ritorna a un’inflazione in area 2%.
Ma, mi scusi signor Powell, l’inflazione non doveva essere il risultato di forze "transitorie" che avrebbero dovuto diminuire da sole? O era più il risultato del “non saper che fare e sperare nella provvidenza”? E questo solo sei mesi fa. Cosa che mi riporta alla mente un fatto, un colloquio con un ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale.
Pubblicai quello che potevo divulgare al termine di un articolo (L‘inflazione sarà un problema, ma non il peggiore). Una frase che mi disse risuona oggi come una profezia, “quello che mi preoccupa non è l’inflazione, ci sono altri aspetti mondiali che possono avere importanti ripercussioni geo-politiche”. Non aggiunse altro e io non gli chiesi delucidazioni.
Tornando a Powell, quello che il presidente della FED dimentica è da cosa è scaturito questo aumento dell’inflazione. Certo, con la guerra in Ucraina abbiamo assistito a un forte aumento del petrolio (quindi della benzina), del gas e di diverse altre materie prime (come il frumento). Tuttavia è la pandemia che ha spinto al rialzo l’inflazione con la forte diminuzione della domanda e afflussi di liquidità senza precedenti grazie a misure di politica monetaria di sostegno. Lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ha solo aumentato un problema che era già presente e mal gestito.
Dallo scoppio della pandemia i prezzi delle materie prime, in particolare quelle utilizzate per la produzione di generi alimentari, sono aumentati sensibilmente, spinti anche da una domanda in forte crescita. Adesso, poi, con la guerra e le restrizioni, il prezzo dei generi alimentari continueranno ad aumentare spingendo l’inflazione ancora più in alto.
Questa situazione rischia di aggravarsi con il passare dei giorni. L’Ucraina ha vietato l’esportazione di qualsiasi cibo. Lo stesso hanno iniziato a fare altri paesi, come l’Ungheria che ha vietato le esportazioni di cereali dal suo territorio verso qualsiasi destinazione e la Moldova che ha bloccato le esportazioni di grano, mais e zucchero. Anche Bulgaria, Turchia e Argentina stanno prendendo provvedimenti. C’è il rischio che si creino altre tensioni geo-politiche e che porterebbero a ulteriori aumenti dei prezzi.
Concludo con le mie considerazioni, mi sono dilungato anche troppo. Gli aumenti dei tassi d’interesse decisi dalla FED non porteranno altro che a una diminuzione ancora più sostanziosa della crescita dell’economia americana. L’inflazione che si è creata è dovuta soprattutto a un aumento dei costi dei generi alimentari e non puoi combatterli aumentando i tassi.
Così facendo aumenti il costo del denaro non l’offerta. La domanda di cibo ci sarà ugualmente (le persone continueranno a mangiare) sia con un tasso d’interesse allo 0,25%, sia con uno al 2%. Questa criticabile politica monetaria porterà solo a una frenata degli investimenti a causa del forte innalzamento del costo del denaro.
Ancora una volta Powell ha preso la decisione sbagliata (ma può sempre ravvedersi).
In questo articolo, riporto ciò che la Federal Reserve prevede per il 2022 (cioè il documento dell’Economic Projections) e poi traccio le mie considerazioni sulla politica monetaria di Powell
Sono un analista macroeconomico e finanziario con oltre 30 anni di esperienza, inclusi due anni come gestore di fondi. Sono specializzato in valute e materie prime e sono autore di diversi libri di successo su trading, macroeconomia e mercati finanziari.