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Cosa sta succedendo nei mercati finanziari

I mercati finanziari sono ai massimi. Assistiamo da svariati anni all’aggiornamento dei massimi storici praticamente di tutti gli indici azionari americani. Anche le materie prime hanno messo il turbo: petrolio, gas naturale, cotone, caffè, rame… anche il wheat ha raggiunto livelli che non vedeva da dicembre 2013. La ripresa economica post-Covid era iniziata e l’offerta in taluni casi non riusciva a soddisfare la richiesta.

Ma è proprio così? Passata l’euforia iniziale, adesso la ripresa non sembra così scontata, anzi. Guardate sotto il grafico del Baltic Dry Index.

Il Baltic Dry Index misura il costo della spedizione di materie prime “dry”, quindi non liquide come il petrolio – metalli, alimenti, cemento, ecc. - in tutto il mondo. Il Baltic Dry Index è compilato quotidianamente dal Baltic Exchange.

Ripresa economica + poche navi cargo disponibili ha spinto l’indice a quadruplicare il suo valore nei primi nove mesi dell’anno, arrivando a incidere anche il 40% sul prezzo finale della merce. Ma poi qualcosa è successo e l’indice ha perso oltre il 50% in un mese. Che cosa? Mancanza di domanda. Tutto il forte rialzo è stato dovuto alla speculazione. Speculazione su una forte ripresa economica che, di fatto, non c’è stata.

Cosa comporta tutto questo sui mercati finanziari? Comincio con l’azionario, sotto potete vedere il Baltic Dry Index (in arancione) a confronto con il futures dell’S&P 500 (in verde).

Generalmente i due indici sono ben correlati. Solo una volta negli ultimi anni c’è stata una decorrelazione simile e potete vedere cosa è successo dopo alcune settimane. Succederà lo stesso anche adesso? E’ presto per dirlo, anche perché un altro grafico a cui guardo è quello di IYT, cioè l’ETF dei trasporti. Sotto il grafico (in arancione) a confronto sempre del futures dell’S&P 500 (acquamarina).

Oltre alla correlazione tra i due grafici è chiaro che l’ETF al momento non ha minimamente dato segnali di debolezza. Anzi, si trova a soli 4 centesimi dal segnare un nuovo massimo storico. Quindi una discesa dell’indice azionario americano non sembra imminente, confermato anche dal Vix.

Il forte contango in cui si trova il Vix evidenzia che nel breve periodo è assai improbabile assistere a una discesa dell’S&P 500.

Maggiore infatti è il contango e maggiori sono le probabilità che l'S&P 500 salga. Se così non fosse, gli investitori acquisterebbero il futures del VIX sulle prime scadenze (quelle più liquide) per coprirsi da eventuali crolli del mercato e questo porterebbe la curva a cambiare, ad appiattirsi o addirittura in backwardation.

Anzi, potete vedere come il contango della struttura a termine (in blue) sia aumentato rispetto a un mese prima (in grigio) e sia più forte rispetto sia alla media a 5 anni (in rosso) sia a quella a 15 anni (in verde).

Quindi, tornando al grafico del Baltic Dry Index, se discesa dell’S&P 500 ci sarà, questa non avverrà prima del 2022 (a meno di un terremoto finanziario).

Passo adesso alle materie prime. Si perché anche le materie prime, come potete vedere dal grafico sotto, sono correlate con il Baltic Dry Index (e non poteva essere diversamente). In blu il grafico dell’S&P GSCI (l'S&P GSCI, Goldman Sachs Commodity Index, è il più grande indice di materie prime sul quale è possibile investire).

I forti rialzi degli ultimi mesi potrebbero essere giunti al termine e questo porterebbe beneficio anche all’inflazione.

Fate attenzione perché in tal caso, assisteremmo anche a un ritorno alla “normalità” di tutti quegli spreads che si sono mossi finora contro la stagionalità.

I mercati finanziari sono ai massimi. Assistiamo da svariati anni all’aggiornamento dei massimi storici praticamente di tutti gli indici azionari americani. Anche le materie prime hanno messo il turbo: petrolio

2 Comments

  1. Andrea ha detto:

    Sempre molto interessanti David i suoi interventi! Grazie

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